lo spirito di disillusione io lo comprendo ma non lo giustifico. non è che gli italiani dimentichino il loro passato. è che non gliene frega un cazzo, non sentono nemmeno l'odore della paura, anestetizzati come sono dalla droga e dalla televisione. una piazza non è una somma di numeri. sono occhi e storie, ed esigenze, e grida amare come zenzero nel cuore ferito, voglia di vendicare la libertà, bisogni primari che vanno al di là del pane quotidiano. giustizia che si spezza con la semplicità di un'ostia e miracoli che si moltiplicano come pesci transgenici. trasparente come un inganno tessuto a lungo e farcito con veleno. ammazzati dall'incoscienza e dalla disinformazione. ammazzati da noi stessi. da croci tracciate a caso in una cabina elettorale che serve solo a riempirci il portafoglio. e aule di tribunale farcite di giullari di corte. e soldi che passano e ripassano, sporchi di mafia sudore e sperma. e noi ridiamo forte per non cedere il passo. ridiamo perchè dalla resistenza di pochi siamo nati in molti. è facile ubbidire al pastore in un cielo estivo di plastilina. ululare di notte alla luna, quello è un po' più rischioso.
mercoledì 9 luglio 2008
domenica 29 giugno 2008
ci sono cose che non cambierei per nulla al mondo
come, ad esempio, la perfezione del bianco e nero,
una tavolata lunghissima sulla quale fare merenda,
chi ti racconta un viaggio,
addentare una fragola ad occhi chiusi,
sentire i tuoni in lontananza e vedere il cielo diventare sempre più scuro,
piccole rose rosse nel cestino della bici,
una goccia che preannuncia il temporale estivo ti cade sulle labbra mentre pedali velocissimamente e tu istintivamente ci appoggi la lingua e senti il sapore di terre lontane,
è bellissimo
una tavolata lunghissima sulla quale fare merenda,
chi ti racconta un viaggio,
addentare una fragola ad occhi chiusi,
sentire i tuoni in lontananza e vedere il cielo diventare sempre più scuro,
piccole rose rosse nel cestino della bici,
una goccia che preannuncia il temporale estivo ti cade sulle labbra mentre pedali velocissimamente e tu istintivamente ci appoggi la lingua e senti il sapore di terre lontane,
è bellissimo
venerdì 27 giugno 2008
e cosa aspetti, aspettavi
passo e ti guardo profondamente, sono in seconda, ne ho tutto il tempo, il semaforo è anche rosso, poco più avanti. e non so se è dolore quello che vedo, o soltanto un filo che si spezza, come una crepa nel ghiaccio che avanza diretta, scava, logora, e poi taglia nettamente. c'è gente che scuote la testa e mormora sottovoce, uno di loro accovacciato ti tocca il polso con delicatezza, chiude gli occhi, lo vedo, forse sa che riaprendoli sarebbe tutto più vero. e poi ci sono i mille pezzi della tua moto tutti intorno, un blu intenso che facilmente luccica sull'asfalto sotto questo sole di fine giugno. non hai nome e non l'avrai finchè non uscirà il giornale locale, fatto di cronaca nera e proteste ipocrite. io ero preoccupata perchè sono in ritardo per il massaggio e poi non ho ancora deciso cosa mettere stasera, forse coi jeans sarei meno ridicola, e certo sarei più comoda con i sandali. ti vedo e non so chi sei e cos'hai e dove vai e cosa aspetti, aspettavi, cosa sogni e sognavi. oltre il semaforo giro a sinistra, sorpasso il ponte, un incrocio, poi accosto e semplicemente singhiozzo rumorosamente con le mani sul volante, soffrendo in modo statico e insonorizzato dai finestrini chiusi. ma tu dove sei, ora, quante cose non avevi detto nè fatto?
mercoledì 25 giugno 2008
come su neve di miele
(tutto per questo)
ci sono momenti in cui guardo davanti a me e vedo soltanto libri, libri su libri. sanno essere malefici e molesti, quando si tratta di un esame tosto, e sanno essere vivi e presenti più di una persona, più di un amico, quando servono. dai libri mi sono allontanata e ci sono tornata con le ginocchia sbucciate, senza che loro chiedessero spiegazioni. a loro, invece, spiegazioni ne ho chieste, cercandole con fastidiosa diligenza, e ho avuto domande quando cercavo risposte, e risposte quando cercavo domande: così, li vivo, mi lascio vivere. mi nascondo tra l'incipit e la quarta di copertina, sballottata in borsa tra treni ed aerei, rumori e silenzi pazienti, strade di sputi e di fango. pezzi ne strappo per la mia memoria, per i miei continui errori, per lettere mai scritte o troppo scritte, messaggi nel cielo, futuri che bramo o che respingo, occhi che chiamo o allontano o allontano chiamando (succede). nel nero delle lettere vedo diamanti, sangue o arcobaleno, incenso cascate e poi ghiaccio, il nero di una caverna, sapore di panna e di spezie. e ingoi e vieni ingoiato, non sei tu, non siamo noi, c'è solo da scivolare, come su olio, su neve di miele lasciarsi dondolare.
ci sono momenti in cui guardo davanti a me e vedo soltanto libri, libri su libri. sanno essere malefici e molesti, quando si tratta di un esame tosto, e sanno essere vivi e presenti più di una persona, più di un amico, quando servono. dai libri mi sono allontanata e ci sono tornata con le ginocchia sbucciate, senza che loro chiedessero spiegazioni. a loro, invece, spiegazioni ne ho chieste, cercandole con fastidiosa diligenza, e ho avuto domande quando cercavo risposte, e risposte quando cercavo domande: così, li vivo, mi lascio vivere. mi nascondo tra l'incipit e la quarta di copertina, sballottata in borsa tra treni ed aerei, rumori e silenzi pazienti, strade di sputi e di fango. pezzi ne strappo per la mia memoria, per i miei continui errori, per lettere mai scritte o troppo scritte, messaggi nel cielo, futuri che bramo o che respingo, occhi che chiamo o allontano o allontano chiamando (succede). nel nero delle lettere vedo diamanti, sangue o arcobaleno, incenso cascate e poi ghiaccio, il nero di una caverna, sapore di panna e di spezie. e ingoi e vieni ingoiato, non sei tu, non siamo noi, c'è solo da scivolare, come su olio, su neve di miele lasciarsi dondolare.
domenica 15 giugno 2008
castelli di rabbia
angoli, inserito originariamente da neve di miele.
il mio blog precedente si chiamava castelli di rabbia, dal libro di baricco ovviamente, e il nome rendeva perfettamente l'idea: binari, scelte, sogni, fragilità, momenti di tutto e di niente. questo neve di miele rappresenta una coltre dolciastra, più lenta, forse più... adattata alla superficie della vita. come se stessi crescendo. cosa che, in realtà, non accade.
domenica 8 giugno 2008
senza origine
vorrei che i miei capelli profumassero di ciliegia
odio le case senza granelli di polvere e caos, sono come un unico soprammobile gigante, e la staticità uccidetrovare una vecchia canzone
un sogno senza radici, cucito a forza d'immaginazioneun'amica quando ti dice "sei perfetta così"
montagne di appuntipensare con cura ad un biglietto d'auguri
ripetersi che la coerenza è la virtù dei pazzifare il solletico a una piccola principessa bionda
consumare vecchie preoccupazionisalutarsi
sabato 31 maggio 2008
mercoledì 28 maggio 2008
one language, two languages, canadians

se non fosse stato per loro due, il concerto sarebbe stato bellissimo. invece, è stato semplicemente meraviglioso.
(il tuo bracciale di plastica viola ce l'ho ancora io, lo tengo in pegno così magari non aspettiamo unannoeduemesi per rivederci. ti aspetto comunque per le lezioni di guida spericolata dentro milano, intervallate da vodka lemon.)
(il tuo bracciale di plastica viola ce l'ho ancora io, lo tengo in pegno così magari non aspettiamo unannoeduemesi per rivederci. ti aspetto comunque per le lezioni di guida spericolata dentro milano, intervallate da vodka lemon.)
mercoledì 21 maggio 2008
e ho così paura di cose invisibili
e ho così paura di cose invisibili che a volte mi ferisco e mi guarisco
da sola
regalo foto ricordo per non farmi dimenticare
organizzo cene perchè le persone non fingano
di non vedere
e io?
da sola
regalo foto ricordo per non farmi dimenticare
organizzo cene perchè le persone non fingano
di non vedere
e io?
mercoledì 14 maggio 2008
coquericot
incantata dai papaveri ai lati della strada, tra i binari del treno, a un passo dal cemento, stoici nel loro colorare di rosso vivo il mondo in ogni angolo d'aria. con steli fini e simmetrici e quattro petali impalpabili, sottili più della cartavelina, più del vento stesso. cerco una colonna sonora adatta, heartbeats di josè gonzales, e sotto la neve dei pioppi dipingo nostalgie e convinzioni. nella delicatezza di un fiore ritrovo la semplicità di cui ho bisogno per attraversare luoghi incolti e lasciare macchie di colore, aspettando di alzare gli occhi all'insù e vedere una cascata di stellepapaveri nel cielo.
lunedì 5 maggio 2008
citazionemozione
" Ecco un test semplicissimo per sapere se siete innamorati: se nell'arco di quattro o cinque ore senza di lei, sentite la sua mancanza, non siete innamorati - se lo foste, dieci minuti di separazione sarebbero bastati a rendervi la vita assolutamente insopportabile. "
[ l'amore dura tre anni - frédéric beigbeder ]
martedì 29 aprile 2008
notte forte scura brillante
e così mi viene da ridere perchè mi, anzi no, Ci, aspettano tanti, tantissimi chilometri "rotolando verso sud", su un treno scassato, carrozza 6 posto 66, cioè: il diavolo. meno male che non sono scaramantica. aspetto quel momento grazie alle energie scatenate dal weekend passato, in cui gli amici che conti sulle dita di una mano si trovano attorno ad un tavolo e lasciano sotto il cuscino le preoccupazioni e le bolle di dolore, contando solo sulla forza di gesti semplici come l'amarsi per come siamo. e poi un pomeriggio al sole e alla pianura di sempre e una notte scura forte brillante allo stesso tempo, condita da vino e trucco pesante.
momenti in cui viene facile guardarsi allo specchio. vedere un gatto sorridere. non piangere al check-in. le tue amiche davanti ad un caffè macchiato e sapere che non saremo mai più innamorate di come lo siamo ora, e per questo possiamo essere folli, soffrire di nostalgie immotivate, perderci in dolori inconsolabili, saltare in una pozzanghera.
cerco un modo di pescare immagini dalla memoria. provo per gioco a farlo su flickr, ma con calma. la stessa di chi si diverte a immergere la mano nelle tempere colorate.
momenti in cui viene facile guardarsi allo specchio. vedere un gatto sorridere. non piangere al check-in. le tue amiche davanti ad un caffè macchiato e sapere che non saremo mai più innamorate di come lo siamo ora, e per questo possiamo essere folli, soffrire di nostalgie immotivate, perderci in dolori inconsolabili, saltare in una pozzanghera.
cerco un modo di pescare immagini dalla memoria. provo per gioco a farlo su flickr, ma con calma. la stessa di chi si diverte a immergere la mano nelle tempere colorate.
venerdì 18 aprile 2008
siamo dentro a un labirinto
avrei voluto scrivere qualcosa riguardo alle elezioni, avrei potuto parlare di delusione, di soffocamento, di incredulità. sgomento post-elettorale. forse chi più ama l'italia finisce col farsi del male.
mi sono venute in mente queste parole di stefano benni... una mente geniale e libera come poche in circolazione.
“ siamo dentro a un labirinto. possiamo solo accorgerci che ci sono strade cieche e chiuse, e cercarne altre. forse non vedremo mai l'uscita. ma possiamo ogni volta imparare qualcosa. eppure spesso l'avventuroso cammino degli uomini si ferma. la mosca pensa che la bottiglia è l'unico mondo, il pesce si dibatte e impreca, teseo continua a percorrere la stessa cieca strada. Cosa temono, cosa li trattiene dallo sperare e dall'avventurarsi? ebbene, hanno paura delle molte strade, delle differenze. qual è il rumore del futuro per costoro? il breve rumore di questa bomba, e il lungo silenzio che ne seguirà. ”
mi sono venute in mente queste parole di stefano benni... una mente geniale e libera come poche in circolazione.
“ siamo dentro a un labirinto. possiamo solo accorgerci che ci sono strade cieche e chiuse, e cercarne altre. forse non vedremo mai l'uscita. ma possiamo ogni volta imparare qualcosa. eppure spesso l'avventuroso cammino degli uomini si ferma. la mosca pensa che la bottiglia è l'unico mondo, il pesce si dibatte e impreca, teseo continua a percorrere la stessa cieca strada. Cosa temono, cosa li trattiene dallo sperare e dall'avventurarsi? ebbene, hanno paura delle molte strade, delle differenze. qual è il rumore del futuro per costoro? il breve rumore di questa bomba, e il lungo silenzio che ne seguirà. ”
[ achille piè veloce - stefano benni ]
venerdì 11 aprile 2008
mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
dopo una mattinata di quelle atroci, da tragicommedia, mi ritrovo a rabbrividire mentre salgo i gradini a due a due, semplicemente brividi per questa canzone pescata a caso dall'ipod, per versi lontani che si fanno improvvisamente immagine, e da immagine, sensazione
a volte succede qualcosa di dolce e fatale
come svegliarsi e trovare la neve
o come quel giorno che lei mi sorrise
ma senza voltarsi e fuggire
vederla venirmi vicino fu quasi morire
trovare per caso il destino
e non sapere che dire.
ma invece fu lei a parlare
"mi piace guardare la faccia nascosta del sole
vedere che in fondo si muove
dormire distesa su un letto di viole" mi disse
"e a te cosa piace?"
"mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
volare lontano
sentirmi rapace, capace di dirti ti amo
aspettiamola insieme l'estate"
come svegliarsi e trovare la neve
o come quel giorno che lei mi sorrise
ma senza voltarsi e fuggire
vederla venirmi vicino fu quasi morire
trovare per caso il destino
e non sapere che dire.
ma invece fu lei a parlare
"mi piace guardare la faccia nascosta del sole
vedere che in fondo si muove
dormire distesa su un letto di viole" mi disse
"e a te cosa piace?"
"mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
volare lontano
sentirmi rapace, capace di dirti ti amo
aspettiamola insieme l'estate"
[daniele silvestri - l'autostrada]
martedì 8 aprile 2008
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