lunedì 22 marzo 2010

guido verso casa

guido verso casa, coi tergicristalli che invece di pulire il vetro lo sporcano. il cd, de le luci della centrale elettrica, mi ricorda che ho più di vent'anni e che vivo nel cemento. io sono più fortunata, vivo metà nel cemento e metà nei campi. ogni mattina mi sveglio e posso decidere da che parte stare. teoricamente.
c'è poi sentir il parlare di sogni, di prospettive, di ricette. una torta del colore e della consistenza di una spugna per lavare i piatti. la stanchezza come veleno. incolore e meraviglioso.
le zampe del mio gatto che premono lettere a caso sulla tastiera, beh, mi salveranno la vita.

martedì 16 febbraio 2010

del tuo dolore non si muore


io piango e tu non sai perchè.

tu piangi e io non so perchè.


troppo dolore, tutto in un solo dannato scompartimento. c'è talmente tanta vicinanza che non c'è bisogno di parlarci, rinchiuse in noi stesse come in una stanza senza finestre. anche i respiri si possono contare.
non ci sono vie d'uscita, in questi chilometri di viaggio. non c'è modo di spegnere la luce, di fare silenzio. siamo come statue di sale in mezzo ad un traffico incessante. scambi di parole e di cibo non ci danno pace. non è questa la c o n s i s t e n z a che cerchiamo.
ma tu, nei tuoi occhi neri come la pece, almeno hai un motivo di nasconderti. senza un libro, senza un cellulare da controllare ogni minuto, senza crackers distrutti da sgranocchiare per tenersi occupati, in cerca di briciole.
dalle cuffie del ragazzo di fianco a te - che ha un terrore fottuto di sfiorarti, e per questo ha silenaziosamente messo tra di voi il suo cappotto verde militare - distingui chiaramente una musica sanguigna, dal ritmo sudamericano. neanche il pensiero di terre calde e remote riesce a smuovere la tua maschera di cera.
non hai sorrisi nè espressioni di sdegno, per nessuno. i tuoi gesti, più che essere automatici, sono troppo grandi per te, come se avessi la paura di venirne tradita - come se al posto tuo potessero parlare e scaraventarti a terra.

i tuoi occhi dicono che del tuo dolore non si muore. me ne convinco mentre scrivi a penna su un foglio in una lingua che non è la tua. la c o n c e n t r a z i o n e è il tuo modo di distrarti. così, la bionda di fronte a te non potrà in nessun modo renderti vulnerabile, nonostante il suo ridicolo tentativo di interpretare la tua scrittura in senso inverso.
del tuo dolore non si muore.

del mio, non so.
vorrei sapere cosa ti dicono i miei occhi, sbarrati, intenti a contare le goccioline di pioggia che sbattono sul vetro sporco e danzano tra loro e si uniscono, si dividono, si asciugano.
ma lo sai benissimo che questo è solo un gioco tra noi. giochiamo a renderci immuni dai nostri cuori, buttandone brandelli sopra queste rotaie.

venerdì 12 febbraio 2010

haiku pt. 5

tra i ciliegi
mordi le labbra rosse,
distrattamente.

martedì 2 febbraio 2010

cielo blu

ti ho aspettato, cielo blu, perchè non posso aspettare altro uscendo dalla biblioteca alle sei e mezza, con la forza soltanto di alzare la testa e cercare quel colore ad occhinsù. ti ho aspettato cielo blu perchè non vedevo le stelle da un po', e stasera mi sono sembrate spilli di solletico pronte a brillare sulla tua coperta di riflessi di seta. cielo blu che è cocktail di colori non mischiati, non ti fai nemmeno fotografare geloso come sei dell'azzurroblu che indossi, e che ti togli con discrezione solo quando arriva un secchio di vernice nera a fare notte, ma senza paura.
torna domani, cielo blu, e il giorno dopo ancora.

giovedì 28 gennaio 2010

it may seem like a stretch

la ricetta di una torta, un enorme papavero disegnato sui muri, un libro nuovo, una filastrocca, un cappuccino scuro, battere per tre volte uno contro l'altro i tacchi delle Scarpette d'Argento.

lunedì 18 gennaio 2010

haiku pt. 4

un foglio bianco
o questa tregua dolce,
suolo di nebbia.

sabato 9 gennaio 2010

haiku pt. 3

guardo la porta chiusa
- tu non ci sei
la luna esplode.

sabato 12 dicembre 2009

pianura su pianura

sono giorni questi in cui faccio avanti e indietro da pavia in auto agli orari più disparati. in questi micro-viaggi cerco da subito la compagnia di lifegate radio, in attesa febbrile di perle di musica Buona. superata la tensione da attraversamento della città, che comprende stop rotonda stop svolta a destra stare in fila rotonda semaforo attesa svolta a sinistra, ho abbastanza tempo per rimanere da sola tra lunghi rettilinei, curve ampie e, soprattutto, pianura su pianura.
è col tempo che ho imparato ad osservare e a conoscere gli angoli che a prima vista sono di una banalità sconvolgente, per chi è nato e cresciuto in questo soffocante pezzo di mondo. ora sorrido quando arriva il tempo della brina che copre i campi fingendosi neve, sorrido quando arriva il tempo delle distese gialle dei campi di colza, sorrido quando spuntano i primi papaveri ai lati della strada, sorrido quando è tempo delle risaie inondate d'acqua (e rallento perchè è come attraversare in punta di piedi l'alta marea), sorrido quando vedo le file ordinate di balle di fieno. e quando il sole sorge, tramonta, si nasconde o fa l'irriverente, mi stupisco sempre.
allora se trovo il coraggio accosto l'auto al bordo della strada, facendomi maledire da tutte le macchine che mi sorpassano noncuranti, e scatto una foto che mi ricordi perchè in fondo qui non fa tutto così schifo come è facile pensare.




venerdì 27 novembre 2009

haiku pt. 2

dormirò
nella Plaça del diamant
con solo te addosso.

mercoledì 11 novembre 2009

come pietra di notte

come pietra di notte mi adagio su un filo d'argento.
come pietra di giorno ingoio la luce di zucchero e sale.

questo mare sa di terra. di terra e di brace.
odora di sangue caldo e frizzante.

come il rosso più rosso disegna timori di limpida follia.
come il rosso nuota nel bianco e ferisce i colori.

questo corpo si brucia pungendo il destino con spilli di ghiaccio.
odora di pensieri tagliati a metà, lui.

come miele
scivola.

come me
scivola.

domenica 8 novembre 2009

su una pellicola

non mi sento troppo speciale nel dire che alcuni istanti della mia vita li vivo su una pellicola come in un film; magari un po' sfocato, ma semplice, nel suo susseguirsi di fotogrammi legati a vita col precedente e col successivo.
chissà quante volte l'ho pensato. sicuramente davanti ad un tramonto, nell'eco di una risata troppo forte, in un angolo buio di una via, davanti ad un quadro, ascoltando una canzone a volume troppo alto, chiudendo una valigia, aspettando di dire qualcosa di importante.
ieri è successo in una situazione banale. ero da sola in macchina e sorridevo per ogni scia di luce artificiale che si incontra con l'asfalto bagnato dalla pioggia, creando quella magia che mi fa stupire ogni volta di come anche una città possa essere bella, a modo suo. la radio ha iniziato a suonare all i need degli air, e quei minuti sono stati meravigliosi, c'ero solo io, potevo essere silenziosa senza sentirmi in colpa, fragile senza sentirmi in colpa, confusa senza sentirmi in colpa; canticchiare senza preoccuparmi di essere stonata, o di essere ridicola.
avrei solo bisogno di sentirmi così un po' più spesso.
di sentirmi così: nel bel mezzo di un film, certa che ad un fotogramma ne seguirà un altro, come destino già scritto e cucito al presente.

mercoledì 4 novembre 2009

haiku pt. 1

la luna piena
faceva ombra
all'altra parte di cielo.

lunedì 26 ottobre 2009

berlino, al ritorno

introduzione: la frase cult è "mi sento i pesci rossi nel cervello" (c'è da scriverci un libro)

ci sono quattro ragazze che si stupiscono di tutto, e hanno degli occhi enormi e la bocca spalancata davanti ai colori e agli angoli di strada. non passano il tempo a parlare ma a parlarsi, e dividono i pensieri in quattro e le difficoltà in quattro e la felicità in quattro. sono così diverse da rendersi simili, sotto un cielo che a malapena riesce a contenerle.
proviamo a metterle in una città come berlino, capitale delle culture, una città in cui persino i profumi dovrebbero essere considerati monumenti. camminano guardando i volti, sorridono per ogni treno giallo, fanno le smorfie ai bambini sui passeggini per farli ridere, provano a fotografare pezzi di cielo. e corrono, corrono perchè sessanta ore insieme equivalgono a sessanta caffè, e non si possono sprecare.
alle mie stelle dico: insieme facciamo un s o l e. di quelli grandi, tondi, rossi, che non tramontano mai.

lunedì 19 ottobre 2009

berlino, prima di partire

fra poche ore parto per berlino e vorrei in questo momento avere tre mani per poter così stringere la mano ad ognuna delle mie bellissime compagne di viaggio. e così felpe pesanti, una sciarpa enorme e un nuovo cappello: questo mi basta adesso per immaginarmi tre giorni che si cuciranno sulla mia vita come un tatuaggio indelebile di felicità.
ah, no: anche una macchina fotografica per imparare nuovamente a guardare oltre i miei occhi.

e lo spazzolino, cazzo,
lo spazzolino.