martedì 16 giugno 2009

non c'è niente che riesca a togliermi di dosso questa sensazione.
materiale quanto un buco nero sull'altra sponda dell'universo.

lunedì 25 maggio 2009

non c'è tempo c'è tempo

caldo e una valigia pronta e un'altra ancora da fare, si parla sempre di valigie qua, forse il problema è che non so proprio fare altro. ah sì, so abbinare il colore degli orecchini con quello dei calzini, ma suppongo sia un'attitudine che non mi porterà molto lontano.
alla fine è arrivata la primavera ma non si è fermata e ha lasciato posto all'estate. ci vuole una playlist che non sappia di nostalgie, penso mentre l'ipod sfodera brani a caso di una tristezza colossale... mentre la testa ancora satura di super tennent's macera pensieri cattivi contro l'uomo che fa finta di governare questo paese; vorrei che un giorno non fossimo costretti Noi ad andarcene da qui, ma che, al contrario, fosse lui a scomparire nelle sabbie mobili lasciando a noi lo spazio di un respiro di sollievo grande come la groenlandia.
quanti vorrei, in queste attese immotivate.
aspetto per esempio la ricetta di una torta al cioccolato.
aspetto elisa, dato che dobbiamo ancora iniziare a contare le piastrelle del bagno dei magazzini generali.
aspetto un caffè a parlare di noi, annacquato da lacrime che arriveranno puntuali.
aspetto una festa, una manciata di ore col rossetto rosso a far risuonare risate nel cielo.

giovedì 7 maggio 2009

dietro(dentro) questo camminare

ci vuole poco per accorgersi che non si sa niente delle persone che ci stanno intorno. non basta scambiarsi messaggi in settimana, scomparire, ricomparire. non basta passare da casa farsi lavare i panni sporchi e poi riprendere un treno, macinare chilometri, ricominciare, da capo ogni volta. sembra sempre di trovare una lavagna cancellata ma non limpida, ancora sporca di polvere di gesso, lasciata lì ad assorbire distanze.
non c'è nome non c'è storia dietro(dentro) questo camminare, suole spaccate dai ciottoli, unghie distrutte o mangiucchiate tra un cambio d'aula e l'altro. ma brillare di stelle ce n'è, come promesse in una coltre di smog e ipocrisie.
non posso vivere di persone perchè le persone non danno pane. caffè sì, e anche tisane fantasiose lasciate raffreddare all'una di notte, insieme a sogni di sale ma anche meno fragili, di bruciore e libertà. e se tu ci sei, ti aspetto, come ti ho aspettato fino ad ora, intrattenendomi con quintali di libri e tentando finchè posso di capire, finchè non diventi tardi troppo tardi.
il giorno però non dura a lungo, ci sono tramonti non sempre da fotografare e notti non sempre limpide di luna quasi piena come stasera. le notti le conto come fossero granelli di un rosario. i giorni li vivo da dentro come giudice di me stessa.

mercoledì 8 aprile 2009

scorro su repubblica.it le foto di volti che hanno perso tutto. lo faccio non per esorcizzare la paura, non per masochismo, non per eccesso di solidarietà. lo faccio, egoisticamente, per ricordare in primis a me stessa quanto ho e quanto do per scontato di avere. se c'è Qualcuno lassù che muove i nostri fili, beh, credo che li abbia intrecciati un po' troppo sbadatamente, o forse no, nella consapevolezza che ci avrebbe aiutato almeno nel tempo del dolore a guardare tutto con altri occhi. ora mi sembra incredibile poter pensare di stringere tra poche ore la persona che amo, e aspettare mi pare un sollievo. mi sembra incredibile innamorarmi di un luogo che per ora non esiste se non nella mia testa. è impensabile poter progettare qualcosa che non sia per domani, domani, sempre domani.
mi concedo almeno un momento di pensieri spazzati via, prima che la sabbia torni a farmi prudere gli occhi. perchè una volta sfogliati i giornali, concluse le edizioni straordinarie, chiuso mozilla, la cicatrice che ci resterà addosso sarà sempre troppo invisibile. siamo noi, gli italiani che dimenticano. e che per questo non possono dare futuro ad una nuova generazione. pessimismo cosmico come ghigliottina della staticità.
non ho immagini, mi sono innamorata di un'immagine.
non ho ricordi, mi sono innamorata di un ricordo.

torno a sentirmi in colpa per ogni respiro che faccio. non mi succedeva da un po'.

a te, l'aquila, che ho amato nei sogni prima ancora di vedere, lascio un pezzo di cuore, un dolore che non riesco ad elaborare, ma tu ne sei troppo carica per poterlo sopportare.

venerdì 13 marzo 2009

non so niente

di politica
di fotografia
di terra bruciata
di arte
di fame
di un fiume pulito
di vecchi vinili
di polvere
di cave di tufo
dei sogni che passano in testa alla gente

mio padre mi dice che, quando è uscito da casa sua, non aveva in tasca nemmeno un soldo, ha lasciato pure la sua bicicletta. e che ha lavorato per mangiare un piatto di minestra la sera, e per potermi dare un'istruzione.
gli dico che con una laurea in lettere non ci farò comunque niente.
mi dice che si può sempre coltivare la terra.

stanotte sognerò di coltivare carciofi e zucche giganti e poi di leggere erri de luca, la sera, con le mani distrutte.

lunedì 9 febbraio 2009

ti aspettavo all'ora del tè

dove sei, tranquillità?, che a lungo ti ho cercata ma forse ti eri persa nella nebbia in questo inverno senza fine. oggi però non avevi scuse, con tutto questo sole, in pianura senza far fatica ti aspettavo all'ora del tè - e invece sei scomparsa lasciandomi sul davanzale qualcosa che a vent'anni suonati non è ancora facile comprendere. mi hai portato in silenzio un'amica che arriva e ferisce di spalle, come i traditori che sanno di esserlo, e per questo non vogliono vedere in faccia colui che tradiscono.
si chiama cattiveria, e il sangue di queste ferite è sempre più nerastro ad amaro.

mercoledì 4 febbraio 2009

wanna save it?

è strano e squallido pensare che formattare un computer ti porti necessariamente a riconsiderare un tuo pezzo di vita, come riprovare vecchie scarpe che ti stanno troppo strette: non c'è modo di camminarci nuovamente, anche se hai l'impressione di averle amate tanto. decidere di salvare o meno un file, una conversazione, una foto, equivale a quando nel passato si facevano all'aria falò di ricordi, per farli uscire prima materialmente dalla nostra vita in attesa di eliminarli, col tempo, dalla nostra mente. e sarà anche girare la spessa pagina dell'adolescenza, però io certe cose non mi ricordo di averle scritte: di dolori che al momento apparivano senza fine, non ne conservo traccia. amicizie che credevo eterne, si sono perse alla ricerca di un'identità. racconti ai quali ho dedicato mesi, mi appaiono banali capricci da tredicenne. amori che mi stringevano lo stomaco, si sono sciolti a suon di lacrime. e-mail disperate, felici, persuasive, dolci, nere di rabbia o rosse di cuore... pezzi di giornate che mi han fatto diventare così, ma che non mi volto indietro a riguardare, a soppesare.
sorrido per la strana armonia con la quale persone che contavano molto per me sono finite a non salutarmi per strada, mentre piccole scintille di passaggio hanno preso forma e sono diventate contorni che conosco a memoria. sento comunque di averci guadagnato.
formattare un pc ti porta a credere che tutto quello che in un giorno lontano hai considerato come Fondamentale, finirà con l'allontanarsi da te senza farti nemmeno male; e tutto ciò invece che hai lasciato a prender polvere in una scatola, starà lì ad aspettarti, rivelandosi poi, al momento giusto, sorprendente come un paio di scarpette di cristallo che calzano perfettamente.


venerdì 23 gennaio 2009

masticando una lenta attesa


m
asticando una lenta
attesa, metto a fuoco quel
tratto di
te che ancora confonde e stupisce.
e se ad orientarmi non riesco,
osservo, ed in seppia ritraggo un sorriso.

-click.-

mercoledì 7 gennaio 2009

un valzer lento e freddo


il mio nickname nevedimiele prende ispirazione dal ricordo del titolo di una compilation su cassetta che mi spedì margherita una manciata di anni fa. il giorno in cui dal cielo caddero pecore e miele mi diede subito una sensazione definitiva di tranquillità ovattata, di natura sottosopra, di lentezza armonica ma imprecisa. è un'immagine che non si è mai sciolta definitivamente nella mia testa, rimane lì, a mezz'aria, a farmi compagnia, come le favole ben scritte.
oggi stando alla finestra a veder scendere tutta questa neve, e a sentirne le conseguenze, ho provato ad immaginare i fiocchi così leggeri e silenziosi e soffici e cristallini, uno per uno, a cadere in un valzer lento e freddo. ho pensato ad un camino, a una coperta per terra, a tante cose semplici ed importanti che le persone si dimenticano andando di fretta, lavorando cinque giorni a settimana per ubriacarsi un paio di sere.
se singhiozzo prima di dormire è perchè so che la neve si scioglie, diventa poltiglia nerastra, la gente torna ad arrabbiarsi e a suonare il clacson per strada; e perchè c'è qualcosa di me che non so, nascosto sotto tanto candore, e il sole è l'ultimo a scoprirlo.

giovedì 25 dicembre 2008

hide and seek

e quando me lo immaginavo lo pensavo diverso, tutto qua, illusa com'ero di possedere una solida corazza alla quale appoggiarmi, e nessuno spazio ormai per occhi lucidi e acciaio nelle vene. disegno tre stelle sul muro a matita, le mie tre stelle: una a pavia, l'altra a genova, l'altra all'aprica. come possono delle amicizie dare tanto calore?, anche a questa distanza, in questo freddo di immobilità. non c'è niente da urlare niente da spiegare. basta esserci e ascoltare.
meno male che filippo timi ha scritto solo due libri finora, altrimenti mi farebbe troppo male, la sua sincerità; un uomo così, c'è da venerarlo o detestarlo, nessuna via di mezzo. a parlare di donne si rischia sempre di dire troppo poco. lui, con una punteggiatura tagliente, fa quasi paura nel suo descrivermi. non c'è niente da urlare niente da spiegare. basta piangere e ascoltare.
se fossi una canzone in questo momento, sarei hide and seek di imogen heap.
Blood and Tears
They were here first.

sabato 13 dicembre 2008

you must have fallen from the sky

potessi spiegarvi con una scia di luce
quello che provo girando l'ultima pagina di eva luna
alle due nella notte di luci artificiali dell'aeroporto di madrid barajas
provando a fermare la sensazione che provo guardandoti

dormire
ridere
mangiare
sbadigliare
pensare
sbuffare
(you must have fallen from the sky
you must have come here in the pouring rain)

se non ho le risposte, forse è perchè pongo io male le domande?

sabato 29 novembre 2008

le petit prince


toutes le grandes personnes ant d'abord été des enfants.

è che la neve rende tutto incredibilmente silenzioso. ed è facile lasciare tracce e poi voltarsi e vederle cancellate, secondo dopo secondo, da una natura testarda e non contraddittoria.

(c'è chi poi si fa logorare dalla propria città, e forse non averla, una propria città, fa in modo che la matassa si sbrogli più facilmente)


lunedì 17 novembre 2008

ctrl-alt-canc

i titoli dei giornali parlano di crisi. le trasmissioni parlano di crisi. la satira parla di crisi. le vignette parlano di crisi. io parlo di crisi, davanti un caffè con le mie amiche e poi con sconosciuti che diventeranno compagni di viaggio e di lotta e di disillusioni e risate e speranze. parlo di crisi con adulti e con persone più piccole e con parole che imparo a conoscere ma in modo istintivo, bestiale. e se perdo lucidità è solo perchè provo a non farmi scivolare nulla addosso; soprattutto se si tratta di veleno.
e poi c'è una crisi più intima, personale, epidermica, come una fastidiosa orticaria sulla pelle ti sveglia di notte e ti lascia insicura nei sogni e nelle idee. delusa nei modi d'essere e di fare. limitata nei gesti e nelle esplosioni di pianto.
questo post inizia quando sono in coda all'esselunga affollata di giovedì sera, con nel cestello gli ingredienti per i panini vegetariani che preparerò con tanto amore poco più tardi, prima di partire; inizia quando una signora alla cassa accanto continua con noncuranza a mettere la sua spesa sul rullo mentre un signore anziano dietro di lei tiene in mano un quaderno, e solo quello deve pagare; lo notiamo tutti, per cinque minuti immobile e in fila come tutti, ma è l'unico a non essere spazientito dal rumore assordante e dalla radio e dall'altoparlante e dalle chiacchiere vuote. qualcuno scuote la testa, dice "per un quaderno...", poi lo fa notare alla signora davanti, impegnata a tirare fuori una tra mille carte di credito. lei si gira e sbatte le ciglia truccate e chiede alzando la testa e la voce più del dovuto "vuole mica passare?". lui si apre in un sorriso che non è amaro, ma consapevole, e dice "non ho fretta". io sogno che su quel quaderno vengano scritti ricordi di una vita allo zucchero filato.
il post prosegue in un messaggio di greta che mi scrive in maiuscolo "CHE BELLO RACHY STIAMO ANDANDO A ROMA A FARE QUALCOSA PER IL NOSTRO FUTURO", in un viaggio infinito su un pullman lungo mezzo stivale, in un'alba sulle colline del nord del lazio, tra le urla e il sole e gli occhi stanchi, e con un libro chiuso inondato di lacrime e scelte che diventano non-scelte.
e poi si conclude tracciando una linea sulla corda del tempo che ci lascia in mano il potere di diventare quello che vorremo essere, domani e dopo ancora,
da soli
o tra le dita di chi colora la nostra vita.

lunedì 3 novembre 2008

se saprà di pioggia o di sconfitta non lo so

se saprà di pioggia o di sconfitta non lo so.
o forse saprà di tutti e due, questo autunninverno che amo e poi odio e poi odio nuovamente. le stagioni non sono altro che persone e luoghi, e noi stessi per come ci guardiamo intorno. le nuvole piene d'acqua non sono altro che contenitori di infelicità, mi chiedo se starei meglio se il cemento fosse arancione, oppure se arriverei ad odiare anche quello.
un mal di stomaco del genere non mi veniva dalla seconda media e ricordo bene perchè ne soffrii, a quei tempi. ma non posso morire d'insofferenza, e questo devo essere io a capirlo, io sola.

mercoledì 22 ottobre 2008

non pagheremo noi la vostra crisi

c'è qualcosa che io da maledetta letterata, no, io da maledetta persona, non saprò accettare mai, ed è la riduzione della cultura a mera sfaccettatura economica di questo paese. la patata bollente di una finanziaria. per questo l'idea che sia stata scritta una legge come la 133 (una legge che viene chiamata Riforma, ma una riforma non dovrebbe puntare al futuro?; definizione dal dizionario De Mauro: "il riformare; modifica, trasformazione di uno stato di cose, di un’istituzione, di un ordinamento ecc. allo scopo di migliorarli"), secondo una quantomeno buffa collaborazione tra tremonti e gelmini, mi fa rabbrividire. mi taglia il respiro e raffredda le mani in un autunno ancora caldo.
pavia, la città intorpidita, si muove verso un lento risveglio. gli studenti escono dalle loro tane, quando qualcuno dà fuoco a questi rifugi. anche i più timidi e disinformati ormai non possono fare a meno di sapere ciò che sta succendo in italia, e chiedersi, "ma a noi?". e scoprire che quando nessuno vuole farsi portare via la propria libertà, i propri naturali diritti di istruzione, non resta che urlarlo addosso a coloro che avete votato, illusi di riempirvi le tasche. ma i soldi che vi danno in un mano, non sono altri che quelli che vi hanno tolto a manciate dall'altra mano, quella che non guardate mai.

NON PAGHEREMO NOI LA VOSTRA CRISI.


lo dico a chiare lettere come lo scrivono in caratteri maiuscoli in ogni cartello, ad ogni angolo di strada, in ogni chiostro. "prostituzione di cervelli": in questi giorni movimentati non ho sentito una definizione migliore di quello che ci stanno facendo, privandoci degli elementi base per continuare a studiare, a capire, a diventare degli adulti consapevoli, a coltivare un senso critico che possa farci dire No, quando serve. quando ti mettono un guinzaglio, per esempio. ma c'è anche chi sa abbaiare, per una razione doppia di cibo.
e tutto quello che so dire è che l'altro giorno all'assemblea studentesca non facevano altro che passarmi brividi da un punto all'altro della spina dorsale, perchè mi guardavo intorno e vedevo occhi sbarrati, non davanti alla televisione ma increduli di fronte a persone che parlano di una verità malvagia, irreversibilmente amara, ma con l'ottimismo di chi non usa manganelli ma parole.